Home ArticoliContributi generali Le fallacie negli elaborati forensi

Le fallacie negli elaborati forensi

by Sara Pezzuolo

Capita sovente che negli elaborati forensi il consulente e/o il perito al fine di “rinforzare ed avvalorare” le proprie conclusioni incorra in quelle che sono definite fallacie della comunicazione o, detto altrimenti, in argomentazioni ingannevoli.

Per tale motivo, un buon psicologo forense, deve saperle riconoscere ed argomentare in modo da dimostrare l’intrinseco limite di una conclusione logicamente scorretta.

Di seguito propongo alcuni esempi di fallacie che sovente si possono rinvenire:

  • Affermazione del conseguente: i ragionamenti introdotti con “se.. allora” che si prestano all’inversione della conseguenza che però non è dimostrata; detto altrimenti, dall’affermazione di un effetto si evince l’esistenza di una causa.

Es: se la mamma si arrabbia il bambino piange. Il bambino piange allora la mamma è arrabbiata.

  • Conclusione che nega le premesse: la fallacia della conclusione che nega le premesse consiste in un ragionamento che parte da premesse contradette nella conclusione.

Tale fallacia spesso si rileva quando l’elaborato peritale e le sue risultanze sono totalmente “sganciate” dalle conclusioni o dalla risposta al quesito.

  • Negazione dell’antecedente: la fallacia dell’antecedente commette l’errore di assegnare una sola causa ad un certo evento mentre, invece, ve ne possono essere altre che non vengono prese in considerazione.

Es: Se la mamma ha buone capacità genitoriali il bambino è sereno. Il bambino non è sereno, la mamma non ha buone capacità genitoriali.

  • Fallacia argumentum ad ignoratiam: tale fallacia si verifica quando ciò che non è stato dimostrato falso allora è vero e ciò che non è stato dimostrato essere vero allora, di conseguenza, è falso.

Es: La signora asserisce che è stata violentata. Puoi provare che non è stata violentata? Allora è stata violentata.

  • Fallacia della causalità semplificata: la fallacia della casualità semplificata è una delle procedure argomentative più frequenti: si individua in un’unica causa la causa esemplare di un fenomeno che, di contro, ha una molteplicità di fattori casuali.

Es.: Mario ha fatto un incidente ed è depresso. L’incidente ha causato la depressione di Mario.

  • Fallacia dell’argumentum ad lapidem: sostenere il proprio ragionamento con motivazioni del “è così perché lo dico io..”.

Es: Non accetto che il consulente di parte metta in dubbio la metodologia che io da sempre utilizzo nell’espletamento delle mie consulenze.

  • Fallacia argumentum ad nauseam: utilizzare nell’elaborato le ripetizioni al fine di indurre persuasione nel lettore. Occorre tenere a mente che il numero di ripetizioni di uno stesso concetto non lo rende più vero, pertanto, ai fini della valutazione finale, le ripetizioni diventano irrilevanti poiché non dimostrano nulla.
  • Fallacia delle obiezioni insignificanti: le obiezioni mosse all’elaborato non concernono la questione centrale.

Es: la signora X presenta criticità nell’accesso all’altro genitore ulteriormente confermate anche negli episodi Y, Z.

Obiezioni: l’episodio Y non è successo di martedi alle 14.00 ma di mercoledì alle 16.00.

  • Fallacia della perfezione irraggiungibile: l’impossibilità o la mancanza di perfezione rappresenta un motivo per rifiutare una scelta.

Talvolta tale fallacia si riscontra nelle scelte che determinano proposte di affidamento o di collocamento nell’ambito delle controversie separative motivate dalla considerazione che il genitore X o Y non sia il “genitore perfetto”.

Occorrerebbe prendere atto dell’umile consapevolezza di sapere che non esiste “il genitore perfetto”.

  • Fallacia dell’accecare con la scienza: tale fallacia si concretizza nel momento in cui l’elaborato è ricco di parole tecniche, riferimenti bibliografici etc. che però, poco o nulla, hanno a che vedere con una precisa argomentazione scientifica del tema che si intende sostenere.
  • Fallacia dell’argumentum ad hominem: consiste nell’attaccare colui che argomenta invece dell’argomento. Detto altrimenti, non si contesta la questione ma chi la sostiene.

L’intento è quello di far passare che l’interlocutore, proprio per le sue peculiarità, non può o può condividere/comprendere una posizione.

Es: Ma vuoi dire a me che sono stato suggestivo nella conduzione dell’intervista con il minore quando io già lavoravo mentre te imparavi a leggere e scrivere?

Es. Ma come può, Lei che non è mamma, valutare come genitore me che ho due figli?

  • Fallacia dell’argumentum ad verecundiam: Citare un esperto a sostegno delle proprie tesi che però non è esperto nell’argomento che si sta sostenendo.
  • Fallacia a dicto simpliciter: Consiste in generalizzazione che si pretende valgano per qualsiasi caso senza tenere in considerazione differenze individuali/particolari.

Es: L’essere privati per, errore medico, della possibilità di avere un figlio può determinare un danno psichico uguale per tutte le donne.

Differente ne deve essere il riconoscimento se, tale evento, accade ad una donna giovane o ad una donna che si avvicina alla menopausa.

  • Fallacia della valutazione parziale: la fallacia della valutazione parziale consiste nel prendere in considerazione solo gli elementi favorevoli o non favorevoli per pervenire ad una decisione.

Es: E’ da preferire il collocamento del minore presso il genitore X perché abita vicino alla palestra dove il bambino pratica sport, ha tutti gli amici lì intorno, la scuola è a 200 metri etc. etc. senza che venga approfondito e valutato che, il genitore X, è carente nell’accessibilità all’altro genitore.

  • Fallacia petitio principii: tale fallacia è un ragionamento circolare che anticipa la conclusione che in realtà deve essere dimostrata.

Es. Occorre che tutti coloro che si apprestano alla valutazione non simulino la malattia perché la simulazione di malattia comprometterebbe la valutazione posta in essere. Le persone quindi non possono simulare quando si sottopongono alla valutazione.

  • Fallacia post hoc ergo propter hoc: consiste nel concludere che un evento che succede ad un primo evento sia causato da questo. La mera successione, in realtà non è indicativa di una correlazione tanto che, nelle valutazioni medico-legali di accertamento del danno, occorre verificare la presenza di un nesso di causa tra i due.
  • Tizio ha avuto un lieve sinistro. Dopo il sinistro è andato in depressione, ergo, è il sinistro subito che ha causato la depressione.

 

Tale contributo, sicuramente non esaustivo dall’ampio tema delle fallacie di ragionamento, nasce da una rielaborazione della scrivente adattata al particolare contesto professionale a seguito della lettura dell’interessante contributo del prof. Claudio Tugnoli disponibile al link https://www.academia.edu/2201310/SCHEDA_SULLE_FALLACIE (visionato in data 3 ottobre 2019).

You may also like