Una domanda alla quale capita spesso di dover risposta, nelle consulenze in materia di affidamento minori, è la questione dei tempi di collocamento presso ciascun genitore. Molti Consulenti Tecnici d’ Ufficio (CTU), ipotizzano la presenza di un immaginario diritto di visita del genitore non collocatario nei confronti dei figli e stabiliscono i tempi di permanenza in funzione di esso.
Tale premessa è totalmente erronea ed infondata. Come ricordano la Legge 54/2006, le Convenzioni Internazionali sui diritti dei minori, i Protocolli e le varie Linee Guida Internazionali è un diritto del minore godere dei genitori e, per semplice conseguenza, è un dovere del genitore attendere allo svolgimento della propria genitorialità.
Articoli
Pubblico l’adattamento italiano della sottoscritta dell’articolo di Brodsky S.L. & deLacy R.L. in materia di esame forense dell’imputato. Gli autori americani, stante la loro esperienza, prendono atto del fatto che durante l’esame dell’imputato o la sua valutazione nel contesto forense, l’esaminato può a volte invertire i ruoli diventando colui che “non risponde” ma “pone” domande. In letteratura scientifica questa situazione non è molto dibattuta. Il contributo originale è stato pubblicato sul Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law, 43(4), 506-509. Per completezza alleghiamo anche il contributo originale.
Il condizionamento delle coscienze. Analisi della comunicazione distorta dai pregiudizi di genere di Fabio Nestola
Condivido con gioia e soddisfazione il capillare lavoro editoriale fatto dall’amico Fabio Nestola in tema di pregiudizi di genere. Da circa venti anni Fabio si occupa di violenza di genere e, insieme, portiamo avanti pubblicazioni ed interventi consapevoli che “Nel condannare fermamente la violenza maschile, la collettività non può esimersi dal considerare il lato oscuro della Luna, quegli aspetti della violenza femminile costantemente ed inspiegabilmente sottaciuti. Attribuire alla violenza l’esclusività, circoscrivendola ad un solo sesso, significa compiere una discriminazione di genere, molto più prossima all’accanimento ideologico che alla piena consapevolezza della realtà che ci circonda”. (dal blog violenza-donne.blogspot.it). Auspicando che il contributo sia di interesse non solo per gli addetti ai lavori ma, soprattutto, per coloro che sono impegnati a promuovere leggi a tutela delle vittime, auguro una buona lettura e, soprattutto, una buona riflessione.
Il dibattito sulle adozioni alle coppie omosessuali è tema di confronto e scontro tra i professionisti della salute mentale e non solo. Il presente contributo vuole porre in evidenza come sia importante, al fine di formarsi una coscienza informata sull’argomento, che coloro che si esprimano sulla materia abbiamo un approccio critico alla problematica analizzando sia gli studi a favore che gli studi contro le adozioni omosessuali perché, consapevole degli eventuali limiti degli uni e degli altri, il pensiero ed il confronto siano costruttivi e propositivi, ma, soprattutto, guidati dal principio del miglior interesse del minore.
Articolo completo allegato.
Data l’importanza e l’attualità delle problematiche inerenti la separazione genitoriale ed il conseguente affidamento di figli minori, pubblico questo contributo (settembre 2015) realizzato dall’associazione Resolution scritto dalla dottoressa Christina McGhee. La dottoressa McGhee è da tempo impegnata nella divulgazione e nella sensibilizzazione delle problematiche genitori-figli coinvolti nelle separazioni. Lo scopo del contributo è quello di aiutare i genitori perché, tramite loro, si aiutino i figli.
Il testo prende avvio dalle emozioni che, genitori e figli, si trovano a vivere nel momento della separazione e del divorzio. L’autrice descrive diverse situazioni che minori e genitori potrebbero sperimentare e, per ciascuna di esse, fornisce interessanti indicazioni su cosa un genitore dovrebbe fare per comprendere ed aiutare il figlio.
Nella seconda parte del contributo, l’autrice si sofferma sui bisogni di un minore coinvolto nella separazione dei genitori nelle diverse fasi evolutive partendo dalla prima infanzia per arrivare alla tarda adolescenza. In questo percorso, la dott.ssa McGhee, affronta le varie problematiche che si potrebbero concretizzare e vengono chiarite le differenti necessità del minore riconoscendo che, tra i bisogni fondamentali di quest’ultimo, vi è il contatto regolare con entrambe le figure genitoriali ed il coinvolgimento genitoriale nelle attività del figlio.
Nessun analgesico o placebo per i bambini negli studi che testano i nuovi trattamenti analgesici per il dolore procedurale
Condivido l’interessante studio di Bellieni & Jonston (2015) dal momento che, la tutela dei bambini, deve essere posta in essere anche negli degli studi di medicina.
Abstract: Abbiamo valutato quanto spesso i neonati nei gruppi di controllo sperimentavano dolore inutile durante gli studi clinici che comportano dolore procedurale. Abbiamo consultato 46 studi degli ultimi 30 mesi fino a giugno 2015 ed abbiamo scoperto che in 32 (70 %) i bambini del gruppo di controllo non hanno ricevuto né placebo né nessun trattamento. I placebo sono stati utilizzati in 16 studi su 25 (64 %) che includevano punture nei talloni e in 6 studi su 7 che prevedevano iniezioni in vena.
Conclusione: Nonostante le linee guida internazionali, nella maggioranza dei casi i neonati appartenenti ai gruppi di controllo durante le procedure dolorose non ricevono analgesici. Diverse ragioni storiche possono spiegare ciò, ma alla luce delle attuali conoscenze, questo non dovrebbe continuare. I comitati etici su ciò sono invitati sin d’ora a non autorizzare studi clinici che chiaramente non escludono il dolore durante i trattamenti e le riviste sono invitate a non pubblicarli.
Condivido l’editoriale pubblicato su Journal of the American Academy of Psychiatry and Law Online di Friedman S.H. (2015) sulla criticità delle considerazioni pratiche del rapporto donne e violenza.
L’autrice si sofferma sulla tematica della violenza posta in essere dalle donne condividendo l’assunto che, al pari degli uomini, anche la donna può essere autrice di reati orribili (dall’abuso sessuale, all’infanticidio, al neonaticidio) nonostante persista, nel pensiero comune, l’idea che la violenza abbia “caratteristiche maschili” piuttosto che “femminili”.
Al fine di una migliore comprensione del fenomeno è importante che le diverse figure professionali coinvolte, psicologi forensi, psichiatri forensi, criminologi prendano atto dell’esistenza della possibilità che anche la donna possa essere violenta altrimenti il rischio è che si permetta alla violenza di continuare, sottostimando i rischi e fornendo deposizioni inappropriate in Tribunale.
Lo studio del fenomeno della violenza commessa dalle donne consente di addivenire alla comprensione del fenomeno per poter attuare programmi di intervento e strategie di prevenzione. Negare che le donne possano essere violente non aiuta nessuno. Conoscere il mito di Medea che uccide i figli per un desiderio di vendetta rende possibile che i miti non siano perpetuati.
False accuse di abuso sessuale nelle controversie di affidamento minori: non c’è solo il caso di Brescia
Da anni, grazie anche all’impegno di associazioni nazionali (tra le quali ADIANTUM, ANFI e FENBI), cerco di sensibilizzare al tema delle false denunce in materia di affidamento minori (si rimanda anche al documento allegato presentato in Senato da FENBI). L’inquadramento del caso non deve escludere a priori l’eventualità che si sia di fronte, effettivamente, ad un genitore abusante, ma l’analisi attenta e dettagliata dell’origine della denuncia dovrebbe spostare l’attenzione del professionista all’ipotesi di una strumentalizzazione di quest’ultima che, nel rispetto del prioritario interesse del minore, prevede l’allontanamento del genitore presunto abusante.
Fermo restando che l’accertamento della verità processuale è di competenza del Giudice, il professionista impegnato nelle consulenze in materia di affidamento minori e tutti gli operatori coinvolti a vario titolo in questi tipi di vicende, devono avere contezza dell’esistenza di questo importante e grave fenomeno e, nel rispetto del loro mandato professionale, valutare attentamente ogni singolo caso al fine di evitare che l’ipotesi di una falsa denuncia di violenza sia portatrice di una violenza ancora più ampia e ancora più sottile.
Troppo tardi, e non sempre, le storie hanno un lieto fine ma, nel frattempo, anni, momenti, istanti sono passati e nessuno li potrà restituire.
Sono ferite che lasciano il segno, sono ferite che forse nemmeno il tempo potrà mai guarire.
L’allegato è stato presentato alla Commissione Giustizia del Senato il 26.07.2011.
ADIANTUM: http://www.adiantum.it/new_version/default.asp
ANFI: http://www.associazionefamiliaristi.it/
FENBI: http://www.fenbi.it/
L’American Academy of Pediatrics (AAP) pone l’accento sull’abuso di alcool da parte degli adolescenti e dei bambini e la sua associazione con le principali cause di morte e/o conseguenti gravi lesioni (es. incidenti stradali, suicidi e omicidi). I giovani che assumono consistenti quantitativi di alcool superano le percentuali dei bevitori adulti ed il consumo varia dal 50% dei consumatori nella fascia di età compresa trai 12 ed i 18 anni al 72% dei consumatori tra i 18 ed i 20 anni.
Dati i risultati, secondo l’AAP, è importante ridefinire la problematica del Binge drinking nella sua definizione e nelle sue conseguenze divenendo la prevenzione in pediatria un’importante azione di intervento.
Di seguito l’articolo originale.
http://pediatrics.aappublications.org/content/136/3/e718.full.pdf+html
Già nel 2012 L’Eurispes, nella sua indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, affermava che il fenomeno del cosiddetto sexting (ovvero lo scambio di messaggi ed immagini a contenuto sessuale attraverso il cellulare) era aumentato sorprendentemente: “Oltre 1 adolescente su 4 (25,9%) afferma di aver ricevuto sms/mms/video a sfondo sessuale; al 73,7%, al contrario non è mai capitato. I dati confermano che tra i giovanissimi l’esperienza del sexting non rappresenta un’eccezione, ma è invece piuttosto comune. Il fenomeno ha subito un aumento sorprendente: gli adolescenti dai 12 ai 18 anni che dicono di aver ricevuto sms, mms, video di natura sessuale sono passati dal 10,2% al 22,9%” (Fonte Documento di Sintesi EURISPES, 2012, 18).
Sempre nel 2012, anche la London School of Economics and Political Science ha concentrato la propria attenzione sul problema del sexting evidenziando come i ragazzi coinvolti in tale pratica erano tra il 15 ed il 40%. Spesso il sexting era coercitivo ed associato ad atti di bullismo e molestie. Per tali motivi, i ricercatori Ringrose J. et al. del NSPCC, richiamavano l’attenzione alla preparazione e alla sensibilizzazione degli insegnanti nel porre azioni di contrasto, di prevenzione e sostegno ai giovani nell’affrontare le pressioni sessuali potendo, il fenomeno del sexting, essere solo la punta dell’iceberg.
Oggi, il panorama della ricerca internazionale nuovamente sottopone all’attenzione di tutti il problema del sexting tramite la ricerca presentata da Stasko E.C. & Geller P.A. (2015) al Congresso annuale dell’American Psychological Association.
Auspicando che anche in Italia siano studiate e proposte politiche di prevenzione e sostegno nel combattere il sexting ed i danni ad esso conseguenti, sono a disposizione dei lettori i documenti citati.
