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Associazione tra bullismo a 8 anni e utilizzo di servizi specializzati in materia di disturbi psichiatrici a 29 anni

by Sara Pezzuolo

Questo è il titolo di una interessante ricerca in materia di bullismo di Sourander et al (2016) pubblicata sulla rivista Journal American Medical Association. La ricerca si propone di studiare l’eventuale correlazione tra esposizione al bullismo (sia in qualità di vittime che autori) e lo sviluppo di sintomi psichiatrici nell’età adulta.

In Italia, i dati sull’importanza del fenomeno sono quelli raccolti dal Telefono Azzurro il quale rileva che: (…) Il fenomeno del bullismo è in crescita: secondo i dati raccolti da Telefono Azzurro nel biennio 2013-2014, a fronte di un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, le situazioni di bullismo e cyberbullismo riferite sono state 485, il 14,6% del totale. Analizzando l’andamento annuale degli interventi dell’associazione che riguardano questi episodi, si osserva che si è passati dall’8,4% del 2012, al 13,1% del 2013, per arrivare al 16,5% del 2014.

I bambini e gli adolescenti coinvolti sono principalmente di sesso femminile e di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, anche se è presente un’alta percentuale di adolescenti. Il 10,2% dei bambini e adolescenti coinvolti è di nazionalità straniera. Secondo l’indagine “Osservatorio adolescenti” presentata da Telefono Azzurro e DoxaKids nel mese di novembre 2014, condotta su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, il 34,7% dei ragazzi ammette di aver assistito o di essere stato vittima di episodi di bullismo (alle medie ne è vittima il 30,3%, alle superiori la percentuale sale al 38,3%). La scuola risulta essere il luogo prevalente in cui è presente il bullismo (il 34,3% dei ragazzi intervistati, infatti, vorrebbe che la scuola offrisse più protezione da violenza o bullismo), ma non è l’unico: se, infatti, per il 67,9% degli intervistati gli episodi di bullismo si sono verificati nel contesto scolastico, il 10% del campione intervistato ha invece dichiarato di essere stato vittima di bullismo nell’ambiente sportivo (13,3% dei maschi vs 6% delle femmine). Il 31,3% dei ragazzi vittima di bullismo ha reagito lasciando perdere; il 29,9% cercando di difendersi. Più di 1 su 5 (22,8%) ha avvisato i genitori, con percentuali quasi doppie tra le ragazze (30,4%) rispetto ai ragazzi (16,4%), mentre il 22,7% (21% dei maschi e 24,7% delle femmine) non lo ha detto a nessuno e ha tenuto segreto quanto accaduto. Dalla stessa indagine è comunque emerso che di fronte a una situazione di bullismo o cyber bullismo gli adolescenti, soprattutto le ragazze, ritengono che gli aiuti da parte degli adulti siano i più utili (48,2% sul campione totale, a fronte del 20,9% che ritiene più utile un aiuto da parte degli amici)”.

La ricerca di Sourander ha coinvolto 5.034 bambini finlandesi attraverso una raccolta di informazioni a partire dagli 8 anni di età fino ai 29 anni. Il follow-up è stato completato il 31.12.2009 ed i dati sono stati analizzati dal 15.01.2013 al 15.01.2015. Le informazioni sul bullismo, l’esposizione al bullismo, la presenza di sintomi psichiatrici sono state raccolte da genitori, insegnanti e dagli stessi bambini nel momento iniziale. Dai 16 anni di età ai 29 anni le informazioni sono state reperite dai registri ospedalieri nazionali. I risultati hanno evidenziato che tra i 5.034 partecipanti allo studio, n. 4.540 (il 90,2%) non sono stati coinvolti in comportamenti bulli: di questi solo n. 520 (l’11,5%) avevano ricevuto una diagnosi psichiatrica al follow-up. Di contro, ricevevano diagnosi psichiatrica al follow-up n. 33 di 166 (il 19,9%) di bambini coinvolti in frequenti atti di bullismo, n. 58 di 251 (il 23,1%) di bambini frequentemente esposti a bullismo, n. 24 su 77 (il 31,2%) di bambini che erano coinvolti in atti di bullismo sia come autori che come vittime. Quando le analisi erano condotte in funzione di alcune specifiche variabili quali sesso, fattori familiari e sintomi psichiatrici a 8 anni, gli autori trovarono comunque correlazioni indipendenti tra il trattamento di qualsiasi disturbo psichiatrico e la frequente esposizione ad atti di bullismo (fattore di rischio (HR) 1.9; 95% CI, 1.4-2.5), l’essere bullo ed esposti a bullismo (HR, 2.1; 95% CI, 1.3-3.4). Nello specifico l’esposizione al bullismo è prevalentemente correlata ad esiti psichiatrici (specificatamente depressione) in percentuale maggiore se già vi sono problemi psichiatrici a 8 anni. Dal momento però che, anche in assenza di sintomi psichiatrici infantili, esso è associato a problemi in età adulta che richiedono un trattamento sanitario, è importante e necessario intervenire precocemente tra le persone coinvolte al fine di prevenire le conseguenze a lungo termine. Secondo gli autori i genitori, gli insegnanti ed i pediatri dovrebbero conoscere la relazione tra il coinvolgimento in atti di bullismo (sia in qualità di vittime che autori) e gli eventuali esiti psichiatrici in modo da prevenire e intervenire in caso di necessità. L’esposizione al bullismo è una forma di abuso che dovrebbe essere affrontata in modo efficace anche quando non esistono altri problemi. La consapevolezza della complessità della relazione tra bullismo e esiti psichiatrici è fondamentale per attuare politiche di prevenzione e trattamento.

 

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